lunedì 27 giugno 2016

Review - Deadlight: Director’s Cut (PS4)


Sono da sempre un grande fan dei lavori dei Tequila. Quando è stato rilasciato Deadlight nel 2012 sono stato quasi sul punto di acquistare una Xbox. Nonostante alcuni problemi emersi nelle recensioni dell'epoca, questa avventura si conferma su altissimi livelli, ma attenzione per coloro che sperano in una nuova o migliore esperienza, questa Director Cut potrebbe rivelarsi, almeno in parte deludente. Ma andiamo con ordine, Deadlight è stato il primo lavoro dello studio spagnolo Tequila. Il gioco è stato rilasciato quattro anni fa per Xbox Live Arcade e PC, ottenendo una buona accoglienza da parte del pubblico, in particolare a causa della sublime atmosfera del gioco. Ora, quattro anni più tardi arriva Deadlight: Director's Cut su PS4, Xbox One e PC. E' una buona occasione per raggiungere più pubblico e per offrire a un numero più ampio di videogiocatori una nuova visione dell'apocalisse zombi, lontana da quel trito e ritrito canovaccio cui siamo abituati da un po' di tempo a questa parte. La verità è che questa Director's Cut di Deadlight non include miglioramenti troppo appariscenti, si tratta più che mai di un mero adattamento con l'unico obiettivo di attirare nuovi utenti verso questa originale proposta che combina diversi generi. Ed occorre dire fin da subito che funziona bene! Inoltre, perché no, è un antipasto che i Tequila mettono a disposizione dei loro fan per lenire un po' l'attesa fino all'arrivo di Rime, l'ambizioso progetto della società con sede a Madrid.


Deadlight: Director's Cut infatti offre esattamente lo stesso gioco di quattro anni fa, con lievi miglioramenti, come alcune nuove animazioni e una risoluzione a 1080p, che è apprezzato molto un po' a causa della tavolozza dei colori cupo. Anche così, e lei sembrava fantastico, al momento, e il suo ambiente post-apocalittico con toni scuri ancora il tuo migliore introduzione. Visivamente, il titolo ci ricorda grandi opere come Limbo, dando priorità al colore nero per riflettere in qualche modo l'età di oscurità che vive l'umanità a causa della presenza delle ombre. Per i pochi esseri umani sopravvissuti rimanere in vita in questo mondo è davvero difficile. La sensazione di trovarsi in un mondo post-apocalittico è ricreata in maniera eccellente grazie a queste scelte stilistiche oltre che visive. Deadlight: Director's Cut fa comunque un ottimo lavoro per rendere l'esperienza visivamente varia, ampliando la gamma di colori quando ci si muove tra gli scenari devastati delle metropoli ormai disabitate o all'interno dei sotterranei, o anche quando si attraversano paesaggi abbandonati alla sola natura che ci fanno fermare un attimo per ammirare la maestria con la quale sono stati disegnati dagli sviluppatori, e allo stesso tempo è un qualcosa che fa riflettere sulla stessa ricerca della luce nel destino del nostro protagonista. L'avventura ci porta a Seattle nel 1986 nei panni di Randall Wayne, che deve cercare di sopravvivere agli zombie e allo stesso tempo scoprire cosa è  successo alla sua famiglia. Una trama non particolarmente complicata e lunga che comunque ci consente di immergerci in una storia post-apocalittica per un po' di ore.


L'avventura può essere infatti completata per la prima volta in circa quattro o cinque ore, passando attraverso sequenze progettate con stile comico, ma anche attraverso momenti emozionanti o particolarmente tesi e pieni di suspense, concludendo il tutto in maniera fantastica grazie alla piega drammatica imprevista che il gioco prende nelle fasi finali. Inoltre, il tono tetro di Randall in inglese, anche se sottotitolato in italiano si sposa a meraviglia con la colonna sonora creando una maggiore immersione. Nella sua componente giocabile, Deadlight: Director's Cut non è un gioco perfetto, come non lo era la versione originaria uscita qualche anno fa. Il titolo alterna abbastanza alti e bassi che sono ben lungi dal renderlo un gioco eccellente. Vi sono delle situazioni frustranti che a volte danno l'idea di giocare contro il nostro protagonista. Il titolo combina azione, fasi di piattaforme e la sopravvivenza in tre episodi, che hanno ritmi molto marcati. L'inizio dell'avventura è sublime e ha tutti gli ingredienti per affascinare irrimediabilmente, muoversi attraverso le ombre assetate del nostro sangue è davvero adrenalinico. Nel mezzo questa avventura si perde un po' mancando di fornire varietà. Lo stile artistico, e il suo uso eccezionale delle ombre e dei colori tenui è un piacere per gli occhi dall'inizio alla fine. Tuttavia, come si diceva, i controlli e alcuni meccaniche di gioco non sono perfette, portando in definitiva più di un mal di testa come del resto succedeva anche nella versione 2012. Lo vediamo soprattutto quando si combatte in mischia, una possibilità per evitare, dopo gli attacchi di Randall con la scure non sono del tutto accurati, e probabilmente a finire nella polvere con l'infetto.


Lo stesso vale rispetto ad alcune scene della trama che cercano di avere un'impatto spettacolare, ma i salti non sono sempre efficaci come vorrebbero, e a volte non si vede la strada bene a seguire a causa dell'oscurità con cui sono stati progettati gli scenari anche se è possibile attivare i marcatori che servono come aiuto che evitano di rendere la ripetizione frustrante. Tuttavia, queste imprecisioni in varie sezioni trasmettono continuamente una certa sensazione di abbandono più volte del necessario. Una delle nuove caratteristiche incluse in Deadlight: Director's Cut è la modalità Survival, che incoraggerà sfide all'ultimo zombie con gli amici grazie alle sue impostazioni di sistema. In sostanza, questa sezione parte dalla premessa che Randall è bloccato in un ospedale pieno di zombie e che dobbiamo accontentarci di farlo sopravvivere più a lungo possibile, cercando di mettere vari impedimenti alla caccia che i nemici hanno avviato contro di noi e cercando di esplorare la zona per trovare le armi che ci aiutano a rimanere in vita più a lungo possibile. Un contributo interessante, che avrebbe potuto essere più divertente se magari gli sviluppatori avessero implementato insieme a questa bella idea una sorta di modalità cooperativa con un altro amico.


Conclusione
Siamo dunque giunti al momento del nostro verdetto. Nonostante l'operazione di semplice make-up Deadlight: Director's Cut è un titolo di fattura eccellente, che pur con qualche piccolo inciampo come nella sua versione originale, è in grado di intrattenere e coinvolgere i videogiocatori grazie al suo concetto di base e alle sue varianti meccaniche. Una proposta accattivante e interessante dall'inizio alla fine. Ideale per i fan della PlayStation 4 che non ne hanno goduto al momento del rilascio originario su Xbox 360, mentre questa riedizione non ha troppi incentivi per coloro che lo hanno completato quattro anni fa. In definitiva il nostro voto è ottimo: otto su dieci!
8/10

sabato 25 giugno 2016

Review - Mighty No. 9 (PlayStation 4)


Qualche tempo fa, avevamo annunciato con gioia l'arrivo di questo nuovo progetto sulla celebre piattaforma Kickstarter. Mighty No. 9 era riuscito ad infiammare il nostro cuore e quello degli appassionati. Sembrava a tutti il perfetto successore spirituale di Mega Man. Non solo perché nel progetto era presente il padre del capolavoro "Capcom", Keiji Inafune, responsabile dello sviluppo, né tanto meno per l'entusiasmante campagna Kickstarter, in grado di raccogliere un enorme successo, ma semplicemente perché il gioco sembrava davvero avere le carte in regola, sia dal punto di vista artistico che contenutistico. Beck, il nuovo robot protagonista appariva come un personaggio tutt'altro che abbozzato e poco interessante rispetto all'originale. Tuttavia, spiace dirlo, da grandi appassionati quali siamo del marchio del celebre eroe apparso per la prima volta su Nintendo NES, le nostre aspettative sono rimaste deluse. Adesso che finalmente il gioco è arrivato tra le nostre mani, dopo in-commentabili ritardi e ulteriori ritardi, abbiamo una cattiva notizia per voi: Mega Man non ha trovato ancora il suo successore. Qualsiasi sforzo di considerare Mighty No. 9 tale, è destinato a fallire. Il team giapponese guidato da Inafune non è stato in grado di mantenere le promesse. Il fallito tentativo di far risorgere la serie Mega Man è evidente già a una prima occhiata. In questa occasione, come abbiamo detto, il personaggio principale si chiama Beck. La trama è presto detta. Dopo che un virus ha infettato i robot di tutto il mondo, Beck è l'unico che non è riuscito ad essere "hackerato" e quindi con il suo potere di assorbimento in vero stile Kirby dovrà andare a sconfiggere i nemici che si mettono di fronte il suo cammino e assorbire le loro armi per rimettere le cose a posto. Ma il pericolo principale saranno il resto dei fratelli di Beck, i numeri Mighty, potenti nemici con diverse abilità, che ricalcano sostanzialmente il modello delle avventure di Mega Man.


Le buone premesse, sebbene non entusiasmanti, si perdono rapidamente  in una introduzione che risulta noiosa e poco ispirata. Mighty No.9 si basa sui classici pilastri del genere: avanzare, colpire i nemici e schivare i loro attacchi. Di solito questa semplice miscela è sufficiente a rendere il ritmo di gioco decente e abbastanza frenetico, e i Mega Man del passato, anche quelli meno riusciti, non hanno mai fallito da questo punto di vista. In questo caso, tuttavia, le fasi di azione risultano piuttosto deludenti perché si sviluppano all'interno di una struttura di livelli decisamente troppo breve. Ciascuno livello infatti può può essere completato in pochi minuti. Il ritmo di gioco ne risulta fortemente compromesso. Anche se alcuni livelli sono ben strutturati, ciò affligge direttamente la durata complessiva dell'intera avventura, che può essere facilmente completata in circa 3 ore (anche se evidentemente ci sono alcune opzioni che garantiscono una certa ri-giocabilità). Le sezioni di combattimento durante i livelli di solito non comportano molta complicazione, in quanto le fasi più difficili si manifestano generalmente in maniera isolata. Il problema principale Mighty No.9 risiede nel design dei livelli. Molte sezioni di ogni scenario sembrano essenzialmente dei noiosi e ripetitivi riempitivi. Non aggiungono nulla e risultano solo un inutile perdita di tempo che riduce il ritmo in un gioco che dall'inizio alla fine dovrebbe invece essere frenetico e imprevedibile. Non mancano fasi di gioco divertenti e stimolanti, ma in genere sembra mancare brio, e si percepisce soprattutto la mancanza di sfida.


A queste fasi di gioco noiose se ne affiancano altre estremamente complicate. Qui, gli sviluppatori pare abbiano lavorato meglio. Ma per la verità pare che il lavoro sia stato svolto da due team differenti, in quanto queste più rare sessioni risultano quasi impossibili da completare e richiedono una precisione millimetrica con un livello di difficoltà piuttosto elevato. La parte migliore del gioco sono senza dubbio le battaglie con i boss che risultano ispirate e a tratti divertenti. Ogni boss nemico ha una serie di punti deboli che troviamo nella figura del bonus 'Fine Play'. Non sarà molto difficile trovare questi punti deboli, in quanto hanno un certo numero di schemi di movimento piuttosto limitati. Tuttavia, in generale a causa del piccolo spazio disponibile per affrontarli, il loro potenziale di attacco risulta estremamente alto, e possiamo rimanere sconfitti in pochi secondi se non prestiamo attenzione. Le battaglie contro i boss di fine livello sono i momenti migliori del gioco, ma ciò non significa che sono notevoli. Sono alla lunga poco stimolanti, in quanto sconfiggerli richiede che si sacrifichi una vita almeno una volta solo per capire come si sviluppano le loro fasi di attacco. Dato il poco spazio a disposizione infatti sarà difficile schivare le mosse al primo tentativo. Ogni volta che sconfiggiamo un nemico di fine livello, assorbiamo una nuova arma di un numero Mighty, questo diventa parte del nostro arsenale. Tuttavia, ciò che dovrebbe essere considerato come il valore aggiunto di questa produzione, l'idea che ha fatto la fortuna di Mega Man, nella maggior parte dei casi risulta deludente. Gli sviluppatori avrebbero infatti dovuto rappresentare l'arma predefinita di Beck come la più semplice e debole, e invece la sparo standard del nostro protagonista riesce a risultare migliore della stragrande maggioranza delle armi raccolte nel corso dell'avventura. Non c'è nemmeno un puzzle che richiede l'utilizzo di un'arma specifica per andare avanti. Il fatto che è possibile completare i livelli con un ordine casuale non stabilisce alcun ordine di partenza come invece avveniva nel capolavoro Capcom.


A nostro modesto parere, solo l'arma di Mighty No. 2 fornisce un reale cambiamento che vale la pena di utilizzare, in quanto consente di congelare i nemici e di concatenare una serie di combo che influenzano il livello di punteggi. Inoltre, appare poco equilibrato e mal calibrato il livello di difficoltà dei nemici. E' certo positivo che da quando abbiamo completato il primo livello aver una totale libertà di scegliere ciascuno dei numeri Mighty nell'ordine desiderato, ma non è meno vero che ciò alla lunga non ha molta logica. E no, non è il caso di gioco che, come passiamo ore a padroneggiarne la meccanica, sentirlo meno difficile è qualcosa di naturale. Perché in questo caso, come già detto, non c'è molta legna da ardere: salto, attacco e tiro è il meglio che possiamo fare. È interessante notare che il gioco dispone anche di varie sfide VR. Si tratta di una serie di missioni contro il tempo che nella maggior parte dei casi presentano una serie di obiettivi con diverse condizioni e handicap. Solitamente queste sfide forniscono una varietà molto più soddisfacente rispetto alla media dei livelli che compongono la storia. Completano l'offerta la possibilità di giocare l'avventura in modalità cooperativa, il multiplayer online per completare ogni livello il più velocemente possibile, e quella che Rush Boss Battle: in cui occorre sconfiggere tutti i boss del gioco, uno dopo l'altro, a cronometro. Inoltre, dopo aver completato il gioco, si sbloccheranno due nuovi livelli di difficoltà. Dal punto di vista grafico, Mighty No. 9 risulta una delusione, troviamo una tavolozza di colori davvero scadente, una serie di sfondi tridimensionali e texture di bassa qualità. E' davvero un peccato perché le prime immagini mostrano sembrano davvero distanti dal prodotto finale. Questa povertà visiva (che avrebbe potuto essere mitigata optando per una estetica molto più appropriata) non è nemmeno compensata a livello di giocabilità in quanto il gioco soffre di alcuni notevoli cali di framerate, che in quelle sezioni che richiedono una precisione chirurgica possono essere letali.


Conclusione
Mighty No. 9 è un titolo che da appassionati della serie Capcom troviamo davvero deprimente. Dopo aver atteso così a lungo, non possiamo davvero trattenere la nostra delusione. Con Mighty No. 9, Keiji Inafune non è stato in grado di riversare gli elementi che hanno reso grande il franchise di Mega Man. I fan dell'ereo dei videogiochi anni Novanta resteranno scontenti con questo sequel spirituale che sarà presto dimenticato. Coloro che non conoscono l'opera originale invece si scopriranno confusi con un titolo che non aggiunge nulla di nuovo al genere e risulta troppo ripetitivo e divertente solo in rare occasioni. Il tentativo di rinascita di un classico è fallito e quasi 4 milioni di dollari di finanziamento sono andati sprecati. Il nostro voto è cinque su dieci. Bocciato.
5/10

mercoledì 22 giugno 2016

Review - Odin Sphere Leifthrasir (PS4)


Odin Sphere Leifthrasir è uno dei giochi più attesi dell'estate. I Vanillaware sono tra gli studi più ispirati e conosciuti del Sol Levante e l'arrivo di un loro nuovo titolo (anche se in questo caso si tratta di un remake) fa sempre un certo effetto. Per la verità, non ho mai capito perché così tanti giochi di ruolo siano così tirati nel fornire informazioni al lettore. Vuoi sapere di un nemico la sua energia o l'esatta potenza di attacco... Beh, ci vuole un sacco di tempo per stabilirlo e se non siete fortunati una previsione errata potrebbe determinare il fallimento della vostra strategia di attacco e un inesorabile game over. In genere, sembra una mancanza dovuta a una scarsa attenzione nei confronti di chi poi andrà realmente a giocare. Giocando Odin Sphere Leifthrasir, sono stato invece colpito da quante informazioni Vanillaware è stata disposta a condividere; in effetti, non sembrava tanto fino a quando non ho preso in considerazione l'interfaccia in-game. E per fortuna, questa è solo una delle tante cose che rende questo remake uno dei migliori titoli della stagione estiva per PS4. Se vi siete persi l'originale nel 2007 su PlayStation 2, continuate a leggere la nostra recensione: Odin Sphere Leifthrasir potrebbe essere la scelta giusta per tenervi impegnati nei prossimi caldissimi mesi. Si tratta di un titolo che deve un po' della sua ispirazione alla narrativa della mitologia norrena, ma è un riferimento che viene utilizzato più per gettare le basi che per rimpolpare i dati reali della storia.


I giocatori prendono il controllo di cinque membri delle famiglie reali del mondo - Guendalina, Cornelius, Mercedes, Oswald e Velvet, in questo ordine - e lentamente, pezzo dopo pezzo, scopriranno di fronteggiare un nemico comune che tira le fila e si nasconde dietro tutti i combattimenti. Naturalmente, fino a che questo non è rivelato, sembra che tutto vada bene: gli eroi di una storia sono i boss di un altra, che risulta abbastanza divertente e interessante per capire le motivazioni di ogni personaggio e la cronologia degli eventi. La mia unica lamentela è che, tra le diverse sessioni di dialogo, il gioco non fa mai spazio al senso dell'umorismo. Ed è qualcosa che si sente completamente mancare. Anche la questione dell'adorabile coniglio Pooka risulta avere una tragica spiegazione, in quanto ognuno di loro è stato maledetto per prendere quella forma. Per fortuna, sono questioni immediatamente dimenticate quando si passa ad immergersi nel gameplay. La giocabilità compensa certi aspetti confusi e problematici della storia con il suo approccio stravagante e spensierato di hack-and-slash. Come molti dei titoli di Vanillaware, Odin Sphere è un side-scroller 2D con una sorprendente profondità. Ogni personaggio è diverso dagli altri, grazie alla sua Psypher, un'arma incandescente alimentata da stelle twinkly viola chiamate Phozons, e può imparare e acquisire un certo numero di mosse speciali attraverso il completamento del suo albero delle abilità. Alcuni Psyphers sono decisamente più complicati da usare rispetto ad altri - per esempio, ho trovato la lancia di Guendalina e la spada Cornelius molto più intuitive della balestra di Mercedes - ma l'apprendimento e l'adattamento al modo in cui ogni personaggio interpreta è parte del divertimento.


I controlli sono, da parte loro, estremamente facili da imparare, e penso che la maggior parte dei giocatori saranno in grado di tirare fuori estese combo e manovre aeree difficili di previsione entro un'ora da quando hanno iniziato a utilizzare ogni personaggio. La mia unica vera lamentela è che sarete in gran parte obbligati a passare attraverso gli stessi livelli più e più volte con ogni personaggio; anche se il layout della mappa è tecnicamente differente, non c'è abbastanza varietà per compensare la noia che sale nel momento in cui si sta combattendo nello stesso scenario per la quarta o quinta volta. L'aspetto più interessante che Odin Sphere introduce al genere action-RPG è la sua lunga lista di oggetti e modi in cui possono combinare e utilizzare. In primo luogo, infatti, limitarsi semplicemente a sconfiggere i nemici non è sufficiente per livellare il vostro personaggio. Come si procede attraverso ogni storia, vi ritroverete con accesso a oggetti sempre più interessanti, che possono a loro volta combinati con le ricette in un ristorante speciale Pooka per ottenere ancora più bonus EXP. E poi c'è la questione delle numerose pozioni che incontrerete nella vostra ricerca, che possono essere utilizzate in varie combinazioni attraverso il sistema di alchimia del gioco. I diversi intrugli che si possono ottenere includono incantesimi offensivi, semplici pozioni curative e antidoti, e altre ancora che aumentano la probabilità di ottenere oggetti rari o le monete nemici goccia. Il mio preferito è lo yogurt, che aumenta la quantità di EXP che si riceve dal cibo. Devo ammettere che è un po' scoraggiante per quanti elementi ci sono da gestire - all'inizio, spulciare tra le pagine del vostro inventario è un'esperienza da incubo. Si impara a organizzare tutta questa roba a poco a poco.


Odin Sphere è quello che io chiamo un rimasterizzato. Se vi state chiedendo come il gioco si posizioni rispetto alla versione originale per PS2, sono felice di segnalarvi che il lavoro realizzato su PS4 contribuisce a dare una nuova prospettiva di vita a questo bellissimo titolo. Ho sottolineato in altre recensioni che ho recentemente pubblicato su altre operazioni di remake che il gioco risultava praticamente identico alla sua controparte e non aggiungeva molto. Devo invece riconoscere che questo Odin Sphere funge da perfetto contrappunto alle mie lamentele. Lo stile artistico unico e inconfondibile dei Vanillaware appare assolutamente brillante in HD, e i terribili problemi di framerate dell'originale PS2 sono assolutamente introvabili in questa nuova rivisitazione. Inoltre, la revisione dei controlli ha reso il combattimento ancora più fluido ed emozionante. Ma non preoccupatevi, voi che siete i tradizionalisti più accaniti: se desiderate giocare l'originale Odin Sphere che tanto avete apprezzato e amato, c'è una modalità classica che vi permette di fare proprio questo. Anche per quanto riguarda il sonoro, Odin Sphere si mantiene su altissimi livelli. Siamo stati catturati nuovamente dai brani di Hitoshi Sakimoto composti insieme al maestro Masaharu Iwata. Le loro inconfondibili melodie sono un assoluto piacere da ascoltare per le nostre orecchie. E in tema di suoni, sarete felici di sapere che la track record inserita da Atlus ci ha portato grandi esibizioni di artisti del calibro di Karen Strassman, Yuri Lowenthal e Michelle Ruff. Ma se siete fan sfegatati della traccia vocale giapponese, sarete felici di sapere che Leifthrasir offre il doppio audio.


Conclusione
Se dovessimo riassumere in poche parole quanto detto in questa recensione, vi diremmo che Odin Sphere Leifthrasir è un gioco da non perdere. Si tratta infatti di un remastered eccezionale di un gioco che già su PS2 aveva mostrato le sue immense potenzialità e che raggiunge su PS4 la sua piena maturazione. Forse la sua caratteristica più evidente è la disponibilità enorme di contenuti: dalle informazioni dettagliati su personaggi e oggetti che vengono fornito con la sua interfaccia fantastica, alle mappe di facile lettura. Lo stile artistico di Vanillaware risplende in alta definizione, e le migliorie apportate ai controlli e ai combattimenti rendono il gioco fresco e moderno. Se siete amanti degli hack and slash bidimensionali con elementi RPG, Leifthrasir è uno dei migliori giochi disponibili al momento su PS4, un titolo imperdibile per gli appassionati di JRPG, che se vi siete fatti sfuggire in passato, è la vostra occasione per rimediare. Il nostro voto è otto e mezzo su dieci.
8,5/10

domenica 19 giugno 2016

Review - Grand Kingdom (PlayStation 4)


Sono lontani i tempi in cui guardavamo con un po' di invidia il Giappone. Da un po' di tempo a questa parte sempre più editori stanno investendo importanti risorse per portare in Occidente una serie di giochi di ruolo che non avrebbero mai varcato i confini nipponici. E ce ne sono tanti che, per un motivo o per l'altro, non sono mai sbarcati dalle nostre parti. Tra questi, vi era l'interessantissimo Grand Knights History, uscito per la compianta PSP, uno degli ultimi titoli della prima portatile Sony, un RPG strategico pubblicato nel 2011 nel Paese del Sol Levante. Non si trattava affatto di un titolo qualsiasi. E i rimpianti per il suo mancato arrivo in Occidente sono ancora giustificati. Stiamo infatti parlando di un gioco sviluppato da Vanillaware, i creatori di Odin Sphere (peraltro appena uscito anche questo per PS4) ma anche di giochi di enorme successo come Muramasa e Dragon's Crown. GKH fu realizzato con la collaborazione dei Marvelous e la regia assegnata a un artista del calibro di Tomohiko Deguchi, direttore artistico anche della già citata saga di Muramasa. Per varie ragioni, Tomohiko ha poi lasciato lo studio e fondato la software house Monochrome, affiliandosi a Spike Chunsoft, ed è qui che attualmente lavora. In questa nuova esperienza, Deguchi si è messo al lavoro per creare il successore spirituale di Grand Knights History che recensiamo in questo articolo, Grand Kingdom ha tantissime similitudini, sebbene probabilmente non eguagli la grande direzione artistica del predecessore, e il paragone con l'originale sia quasi impossibile, si tratta comunque di un grande gioco. La cosa più importante è però che Grand Kingdom abbia varcato i confini del Giappone, cosa che non ha fatto il suo predecessore anche se Xseed Games ne aveva annunciato la sua localizzazione, mai arrivata. Il lancio in occidente di questo grande gioco di ruolo tattico è arrivato un anno e mezzo più tardi dallo sbarco in Giappone, grazie a NIS Amercia e Deep Silver. Oggi pubblichiamo la nostra recensione.


Grand Kingdom non è dunque una sorpresa ma un gioco atteso da tempo. In tutti i mercati si è giunti a versioni separate per PlayStation 4 e PlayStation Vita, anche se inizialmente era stata annunciata solo la versione portatile (questa recensione comunque si concentra sulla sola versione PlayStation 4). Senza dubbio questo è il sequel spirituale di GKH, migliorato in molti aspetti, pubblicato per la ormai defunta PlayStation Portable, ed è un peccato perché la stragrande maggioranza dei giocatori non hanno provato il primo capitolo. Ma diamo subito un'occhiata a quello che ci aspetta in questa grande titolo. Grand Kingdom è ambientato nel mondo immaginario di Resonail, anche se, a differenza del precedente l'asse principale di questa avventura è l'invasione del territorio dell'Impero di Uldein che vede cinque fazioni pronte a contenderselo: Landerth, Fiel, Valkyr, Magian e Uld. Ciascuno di questi paesi ha i suoi rappresentanti, re e compagnia che impiegano differenti guerrieri, mentre il giovane mercenario Flint Poker, insieme alla fedele Lillia, saranno i protagonisti indiscutibili del gioco. La storia è piuttosto lunga, ma piena di colpi di scena, in quanto tradimenti, alleanze e altre situazioni sono all'ordine del giorno. Seguire fino al termine le orme del nostro Flint può impegnarci per circa una ventina di ore nei dodici capitoli, ma per fortuna le quattro espansioni, che in Giappone sono state pagate a parte e distribuite sotto forma di DLC, sono state incluse nella sua versione occidentale. E' così possibile godere di quattro storie in più, ognuna con il propria punto di vista del conflitto globale e anche un grado di difficoltà differente, dal momento che la prima storia è abbastanza accessibile, ma non le altre.


Così, queste cinque campagne arrivano quasi alle centinaia di ore di gioco, ma il titolo raggiunge il massimo nella sua modalità multiplayer che garantisce centinaia di ore a venire. In realtà ci sono alcune differenze di gameplay in questo senso, in quanto il gruppo di mercenari è aumentato da quattro a sei in multiplayer. In un primo momento abbiamo scelto una forte territorio di conquista e andare può anche fare un'alleanza con un altro giocatore, invadere i punti di forza degli altri e difendiamo la nostra. Le partnership di cui sopra implicano una serie di turni in cui non possono essere attaccati da entrambi i lati, in grado di rompere l'accordo, poco dopo, quindi dobbiamo essere molto attenti ai movimenti dei nostri amici e nemici. Sulla mappa troviamo dei luoghi, in cui possiamo creare e aggiornare le armi, come nel gioco individuale, insieme ad alcuni negozi per generi di prima necessità. Al massimo si possono fare due guerre in multiplayer al giorno, ma ogni guerra ha un certo periodo di tempo reale e il supporto di ogni fazione in classifica generale. Inoltre, la PlayStation 4 e PlayStation Vita condividono gli stessi server con l'opzione Cross-Play e possono giocare tra di loro. Mettendo insieme il meglio dei giochi classici e moderni Grand Kingdom utilizza una semplice struttura di gioco, divisa in modalità Storia, modalità online e oggetti da collezione, senza alcun limite di tempo. La modalità storia è suddivisa a sua volta nelle scene di dialoghi tra protagonisti, sempre in inglese, con ampie spiegazioni di eventi, tutorial che impegnano quasi le prime tre ore di gioco (molto importante per le prossime ore dalla complessità propria il gioco e la difficoltà di campagne aggiuntive), esplorare la mappa, e le battaglie spettacolari.


Esplorare la mappa di Grand Kingdom ricorda in un certo senso un gioco da tavolo, dal momento che siamo in grado di avanzare attraverso varie caselle dove possiamo trovare oggetti, nemici o determinati eventi. Ogni mossa costa un turno, ma abbiamo anche un certo numero di abilità che possono portarci di nuovo in avanti, evitare una lotta o superare un ostacolo. Eseguire queste abilità richiede tre turni o il trenta percento della nostra vitalità, anche se quest'ultimo non è ottimale scegliere per le tante battaglie che possono venire. Ogni capitolo delle diverse campagne è ulteriormente suddiviso in una serie di missioni con cinque tipi diversi: andare da un punto ad un altro, per superare un certo numero di nemici, raccogliere alcuni oggetti, difendere un punto sulla mappa o infiltrarsi senza toccare un unico nemico. Gli ultimi due tipi di missioni sono più divertenti e varie, si deve riflettere attentamente su ogni mossa e osservare i nemici, utilizzando alcuni oggetti per acquisire prezioso vantaggio tattico. Il gameplay può chiaramente ricordare alcuni giochi del passato. I membri del nostro team vengono disposti su tre linee di azione. Per certi versi Grand Kingdom ricorda un altro titolo recente Darkest Dungeon. Alcuni oggetti possono influenzare il nostro movimento: attacchi, incantesimi e strategie. La varietà di classi si dispiega in tutta la sua quantità per il gran numero mercenari, che possono essere assoldati prima di ogni partita o addirittura affittati per molteplici battaglie a un prezzo ragionevole. Ci sono molti tipi di personaggi, alcuni più tradizionali rispetto ad altri, come lancieri, streghe, guaritori, guerrieri, monaci, draghi, spadaccini, fabbri, ladri, cacciatori, etc. Quattro di queste classi sono stati incluse gratuitamente in Occidente, ovvero quelle di valkyria, arciere, cavaliere oscuro e paladino. La stragrande maggioranza di queste classi sono sbloccate gradualmente nella prima stagione di gioco e come adempiamo a missioni e battaglie, anche se l'aumento dei livelli è piuttosto laborioso.


A poco a poco riuscirete a capire quali classi sono migliori, anche se tutte possono diventare utili se si sanno utilizzare. Un altro aspetto sorprendente è che molte competenze hanno un raggio d'azione, sia lineare che in cerchio, che può influenzare più nemici o anche alcuni alleati, quindi dobbiamo essere consapevoli che i nostri attacchi non influenzano solo i nostri personaggi, come le guarigioni per non guarire nemici. Nel frattempo, i nemici sono abbastanza vari e tutti i combattimenti sono a turni, con il movimento limitato e focalizzata. Molte abilità richiedono tutte le risorse di un personaggio, ma altri spendono solo una parte dell'energia, così è possibile aggiungere una posizione di guardia per il personaggio in modo da proteggersi dagli attacchi, quindi è meglio sapere quali sono le competenze da utilizzare in ogni momento. Un altro buon aspetto di Grand Kingdom è l'editor di personaggi, perché siamo in grado di personalizzare il viso, i capelli, il colore dei vestiti, voce e alcune proprietà di base come forza, magia, agilità e destrezza (con un bonus al raggiungimento di un certo punteggio). Graficamente Grand Kingdom è un gioco unico, con una sezione artistica molto suggestiva che non ha nulla da invidiare ad RPG più famosi come Jeanne d'Arc, Valkyria, Final Fantasy Tactics o Disgaea, con personaggi molto ben rappresentati nelle battaglie e alcuni disegni molto originali della mappa del mondo. Il suo aspetto anime è inconfondibile anche se è vero che lo stile artisitco di George Kamitani dell'originale Grand Knights History era un po' meglio, ma il lavoro di disegno a mano delle ambientazioni e dei personaggi seguito da vicino da Chizu Hashii è stato eccellente. Nel frattempo anche il comparto sonoro risulta ad alti livelli, la musica è piacevole, con melodie adatte agli scenari di combattimento. Tuttavia, il fatto di essere solo in lingua inglese (le voci sono in inglese e giapponese) potrebbe essere un ostacolo per molti giocatori italiano che non hanno imparato la lingua in quanto la trama è molto importante per lo sviluppo del gioco.


Conclusione
In conclusione, Grand Kingdom è uno dei migliori RPG strategici degli ultimi anni. E' davvero una fortuna che sia finalmente sbarcato anche in Europa. Peraltro i giocatori europei possono goderne appieno in quanto il titolo viene fornito con molti DLC gratuiti già inclusi in questa versione in grado di allungare la sua durata e renderla quasi infinita, con un grafica unica e molto suggestiva, decine di diversi tipi e battaglie molto dinamiche insieme ad una grande modalità online che può portare molte sorprese. Tra i suoi svantaggi possiamo trovare forse il fatto che non è presente la traduzione in italiano e che è abbastanza difficile in alcuni punti, e forse per questo motivo non è consigliabile a tutti. In ogni caso, se vi piace il genere vi innamorerete perché pochi giochi raggiungono una così alta qualità come l'ultima fatica di Monochrome e Spike Chunsoft. Insomma si tratta di un gioco davvero unico e raro nel suo genere, una perla che ogni appassionato di RPG tattici dovrebbe aggiungere alla sua collana. Il nostro voto è nove su dieci!
9/10

sabato 18 giugno 2016

Review - Oxenfree (PlayStation 4)


Oxenfree è un gioco che abbiamo atteso con una certa impazienza. Di questi tempi sono esperienze rare, estremamente originali e dunque una piacevole sorpresa poterci mettere le mani sopra. La narrazione è spesso un elemento trascurato in favore delle forme più naturali di interattività che sono inerenti ai videogiochi. Eppure negli ultimi anni, abbiamo ottenuto una serie di titoli riflessivi e coinvolgenti che hanno davvero spinto i videogiochi in avanti in questo senso. Non solo hanno cambiato la nostra percezione di ciò che costituisce un gioco, ma hanno anche messo in evidenza i difetti narrativi di molte amatissime serie del passato - non importa quanti consensi possa aver ricevuto il gioco. E' per questo che forse il termine simulatore di passeggiate è un po' eccessivo e quasi offensivo, ma sì, Oxenfree si inserisce certamente in questa categoria se siete disposti a usarla. Con questo in mente, il gioco non è forse un'avventura adatta a tutti. In termini di gameplay, è un'esperienza incredibilmente limitata. Come molti cosiddetti simulatori di questo tipo, la quantità di interattività è ridotta al minimo. Ci sono alcuni enigmi - se davvero si possono chiamare così - e quelli che si presentano sono rudimentali, per non dire altro.


Questo è un gioco che ruota interamente attorno ai suoi personaggi e alla narrazione. E' un gioco che ci tira avanti come se fossimo seduti su uno di quei scomodissimi pullman per visitare le città d'arte. Si prende il controllo di Alex: una ragazza adolescente giunta al suo ultimo anno di scuola che, insieme ad altri quattro amici, decide di recarsi su un'isola militare apparentemente abbandonata per organizzare una memorabile festa, bere, mangiare e in generale divertirsi prima di essere costretti a prendere decisioni che condizioneranno le tappe future della loro vita. Il gioco appare inizialmente come una avventura con qualche elemento spaventoso, ma per fortuna si sviluppa in qualcosa di molto più interessante, come ci si muove in avanti. Uno degli aspetti più straordinari del gioco è il suo sistema di dialoghi. Ognuno dei personaggi parleranno tra di loro o al gruppo e hanno lunghe, approfondite conversazioni su normali cose di ogni giorno. Sembra davvero di trovarsi nel bel mezzo di una discussione tra amici. È anche possibile inserirsi con i vostri pensieri per mostrare il dispiacere di Alex o per dare un parere su un dato argomento. Quando si esegue questa operazione, gli altri reagiscono a voi e rispondono a quello che hai detto. Ci si sente parte di un gruppo e ciò conferisce al dialogo dei personaggi una certa autenticità che spesso manca in altri titoli. Su fronti paralleli, Oxenfree corre lungo due tipi di narrazione: quella sociale e l'altra della situazione. L'aspetto sociale ruota intorno al nostro protagonista, il suo passato profondamente commovente, i suoi amici, e le relazioni tra ciascuno di essi e come questo legame risale indietro nel suo passato.


In questi momenti, quando si tratta di ricordi dell'adolescenza e nozioni riguardanti l'identità personale, la storia giunge al suo culmine. Tutto funzione abbastanza bene e si integra perfettamente con l'ambiente e con i tropi situazionali che fornisce. Questi momenti rivelano il miglior uso delle caratteristiche più forti del gioco, così come i limiti del suo stile distaccato e di prospettiva. Quando si tratta di questioni tipiche da romanzo di formazione, il gioco spicca come un viaggio intelligente, riflessivo, ed emotivo. I complessi ruoli interconnessi di ciascuno dei personaggi, che assumono identità chiaramente delineate tra di loro molto e le mantengono per il resto dell'avventura, è portato superbamente alla ribalta. Nelle sezioni iniziali del gioco quando ci si concentra su questi aspetti sociali, Oxenfree crogiola nel suo senso più perspicace di sé. Ma quando il focus narrativo passa sull'isola la storia diventa un po 'contorto. Questo non vuol dire che è male - in realtà, è intrigante e spesso avvincente e piena di promesse - ma più o meno allo stesso modo non riesce a mantenere fede alle aspettative e finisce inesorabilmente per sfigurare rispetto al resto della storia. Oxenfree in realtà avrebbe potuto essere qualcosa di speciale, ma un po' di confusione sul finale non permette di esserlo fino in fondo.


Quando il tutto si lega t agli aspetti sociali ancora una volta, Oxenfree mostra dove risiede il vero centro della sua narrazione. Nel complesso, si sente confuso, nel senso che il gioco vuole raccontare una storia molto più grande di quanto non faccia effettivamente. Gli eventi dell'isola dovrebbero essere un momento di maturazione degli adolescenti: l'impostazione per un'epifania della coscienza di sé, ovvero un momento di emersione della maturità giovanile, una sorta di rito di passaggio. Ma tutto ciò che brilla nei momenti finali sono i dialoghi, con i segreti dell'isola che restano semplicemente sullo sfondo. Questi due racconti non si mescolano in un unico racconto coerente, e finiscono per sentirsi separati e distanziati. Fortunatamente il successo clamoroso di Oxenfree è la parte che è forse la più importante. I personaggi - aiutati dalla fantastica voce narrante e da una scrittura eccellente - sono memorabili e sinceri, che è tanto più lodevole in considerazione del fatto che l'avventura è relativamente breve e può essere portata a termine in circa cinque ore. Analogamente superbo è lo stile artistico del gioco che ricorda alcune delle migliori produzioni indie degli ultimi anni. Spesso sembra di interagire con una serie di dipinti squisitamente stilizzati. Per tutte le carenze nella terza parte finale della sua narrativa, Oxenfree rimane un'esperienza incredibilmente coinvolgente e memorabile.


Conclusione
Oxenfree è una bella sorpresa di questo inizio di stagione estiva. E' una esperienza breve ma esaltante che vi costringerà più volte ad ammirare i suoi scenari e a ripetere i suoi dialoghi. E' un titolo che ha elementi di grandezza e si distingue come un ottimo esempio di videogioco narrazione. E' un gioco affascinante e intrigante che si distingue fin dall'inizio e fa venire voglia di arrivare fino in fondo per scoprire dove arriveranno i nostri giovani protagonisti. La narrazione delude un po' nella parte finale in cui si confonde anche se stessa e non riesce a fondersi con la narrazione del nostro gruppo di adolescenti, ma in definitiva resta una esperienza unica e originale che riuscirà ad emozionarvi. Il nostro voto è otto e mezzo su dieci.
8,5/10

mercoledì 15 giugno 2016

Review - SteamWorld Heist (PlayStation 4)


Le produzioni degli Image & Form sono ormai una certezza assoluta sul panorama videoludico. Nonostante la formazione recente, il team svedese ha saputo ritagliarsi un suo spazio e uno stile ormai inconfondibile sul palcoscenico internazionale. Dopo il poco conosciuto SteamWorld Tower Defense (apparso su DSi) e il clamoroso successo multipiattaforma SteamWorld Dig, i ragazzi degli Image & Form completano così la loro ideale trilogia robotica con l'altrettanto fantastico, SteamWorld Heist, una avventura strategica a turni bidimensionale, che incorpora elementi di giochi più o meno noti, fondendo il tutto con il proprio stile ormai unico e inimitabile, in un prodotto originale e divertente. Era la prova finale ed è stata superata a pieni titoli. SteamWorld Heist non è un gioco nuovo, nel senso che aveva già debuttato con successo sul portatile della Nintendo, dove è stato premiato come uno dei migliori giochi dello scorso anno. L'arrivo di SteamWorld Heist con una grafica rinnovata sulle nostre PS4 e PS Vita dunque non dovrebbe sorprendere eppure lo fa convincendo a pieni voti. L'ultimo sforzo degli Image & Form si sposta sul genere strategico per offrirci un'esperienza impegnativa e divertente mettendoci al comando di una banda sgangherata di robot armati di armi e con abilità uniche.


La trama è presto detta. Il capitano Piper Faraday è a capo di un gruppo di pirati/contrabbandieri, che devono attraversare l'universo con la loro astronave con l'obiettivo di razziare, depredare ma anche sconfiggere la flotta del cattivone di turno Scrappers. E' una trama essenziale che comunque funziona. Lungo l'avventura sarà necessario fermarsi in squallide postazioni spaziali per reclutare nuovi membri dell'equipaggio e sostituire quelli uccisi in azione, vendere il bottino in eccesso, e rifornirsi di armi prima di tornare in battaglia. La storia non è incredibilmente profonda ma fa da volano in modo adeguato per innescare l'azione. E' una cornice che serve a immergerci nelle fasi di azione strategica che costituiscono l'essenza dell'esperienza messa in campo dagli Image & Form che dimostrano ancora una volta un eclettismo straordinario. SteamWorld Heist è infatti un gioco di strategia a turni dove il movimento dei personaggi è limitato. Ogni turno permette al giocatore di muovere un membro dell'equipaggio alla volta per eseguire un'azione come l'utilizzo di un elemento di guarigione o sparare con la sua arma. Se un giocatore non vuole eseguire un'azione, si può sprintare verso un'area più lontana. Questa mobilità è importante quando occorre fuggire da un nemico. Essenzialmente si tratta quindi di muovere e sparare il vostro personaggio attraverso un certo numero di aree per completare una serie di obiettivi. Che si tratti di sconfiggere tutti i nemici a bordo, o di raccogliere tutto il bottino disponibile, eliminare il boss o distruggere parti specifiche della nave, il gameplay è essenzialmente costituito da movimento e poi ripresa, ma è incredibilmente divertente!


Ciò che rende il gioco speciale è infatti un gameplay perfettamente bilanciato e accompagnato da un cast brillante di personaggi. SteamWorld Heist fa un grande lavoro per tenervi sulle spine, offrendo una vasta gamma di opzioni strategiche e battaglie tattiche. Sia che si tratti di nemici nel vostro modo o la progettazione del mestiere in sé, il successo in SteamWorld Heist richiede l'uso di ogni elemento del suo design semplice ma geniale. Ogni membro dell'equipaggio ha una certa quantità di punti d'azione che può essere speso per le combinazioni di movimento, la manipolazione ambientale, come ad esempio l'apertura dei blocchi e le sequenze di combattimento. C'è un livello soddisfacente di tattica e strategia che vi costringerà a ricercare la collocazione ideale dei membri del vostro team in ogni turno e quando osare o rimanere in copertura. Ci sono decine di armi da trovare, acquistare, o sbloccare ed è molto gratificante da giocare per mettere alla prova le vostre statistiche. Ogni personaggio ha abilità specifiche potenziabili ed abilità delle armi, oltre a slot per gli articoli di uso limitato, così come in altri giochi simili, l'eliminazione di un membro della vostra squadra può essere una grave perdita. Inoltre, per far acquisire esperienza a un membro dell'equipaggio devono prendere parte alla missione, così diventa più conveniente appoggiarsi a pochi eletti e non ruotare attraverso il roster. Come si sale di livello ogni robot guadagna delle abilità speciali, dalle classiche di cura a quelle di leadership che forniscono una spinta morale di alleati vicini o per migliorarne la precisione.


Nonostante l'immensa profondità del gioco, SteamWorld Heist è un titolo adatto a tutti. Un ottimo tutorial che inizia alle principali meccaniche del gioco riesce a spiegare tutti i sistemi di base, e alla fine di esso i giocatori ne sapranno abbastanza da non dover sperimentare. Image & Form hanno incluso anche cinque diverse opzioni di difficoltà che rendono il gioco accessibile a chi è nuovo al genere, e difficile anche per il più veterano. I pirati sono ricompensati con ulteriore esperienza su alti livelli di difficoltà, per cui vi sono una buona dose di incentivi per tutti. Tra le varie missioni, il capitano potrà riposarsi sulla sua base. La nave offre al capitano la possibilità di conversare con il suo equipaggio e ascoltare le loro prospettive. Oltre alla nave di Piper vi è comunque un vasto universo da esplorare. Inoltre, i personaggi sono divertenti con una identità specifica e risultano coerenti con quella che è l'impostazione di base dell'avventura. A un ambiente ruvido, sporco e pericoloso, fa da contraltare l'umore dell'equipaggio sempre allegro, che rende l'esperienza leggera nonostante le tonalità scure del gioco. La vena ironica traspare in ogni occasione disponibile, e contribuisce a rendere l'intera esperienza ancora più divertente. SteamWorld Dig è un'esperienza assolutamente ricca di contenuti. La campagna principale richiede più di 20 ore per essere completate, e il senso di appagamento finale è incredibilmente soddisfacente. I giocatori raccolgono armi migliori costantemente, per cui vi è sempre una nuova pistola o qualcosa di diverso da fare. In particolare, siamo rimasti sorpresi nel giocare delle fantastiche sfide contro i boss, ma più in generale abbiamo apprezzato molto diverse missioni impegnative ma gratificanti in tutto il gioco. Potrebbe non essere il miglior strategico, ma è sicuramente uno dei più divertenti.


Conclusione
Dopo il successo ottenuto con SteamWorld Dig, gli Image & Form si dimostrano una software house piena di talento e concretezza. L'arrivo di SteamWorld Heist costituisce un'ulteriore conferma delle qualità e delle abilità del team svedese che dopo aver fatto gioire gli appassionati Nintendo regala anche ai fan di PS4 e PS Vita un titolo strategico davvero divertente e pieno di contenuti. SteamWorld Heist è un gioco completo e curato in ogni minimo dettaglio. Si tratta infatti di uno dei migliori giochi rilasciati quest'anno di cui consigliamo l'acquisto a tutti. Amanti o meno dei giochi strategici troverete in questa produzione un'avventura divertente e semplice da approcciare. Il nostro voto è nove su dieci.
9/10

martedì 14 giugno 2016

Review - Samorost 3 (Steam)


Samorost 3 degli Amanita Design è un gioco che non ha bisogno di presentazioni. Gli Amanita Design sono un team indipendente originario della Repubblica Ceca fondato nel 2003 a Brno da Jakub Dvorsky. La compagnia ha prodotto diversi titoli che hanno vinto il Webby Award. Nel 2009, Amanita Design hanno messo in commercio il videogioco Machinarium che ha avuto un grande riscontro di pubblico. Gli sviluppatori sono anche gli stessi di Botanicula. Il lavoro dei ragazzi cechi ha saputo attrarre e appassionare videogiocatori di tutte le età per più di un decennio grazie alle loro avventure punta e clicca caratterizzate da meccaniche semplici ma ricche di fascino sia graficamente sia a livello di trama. Ma torniamo alla serie che ha sancito la definitiva consacrazione degli Amanita,  e che qui recensiamo, Samorost 3 segue le orme di un piccolo ometto, quasi un folletto curioso in viaggio per vari pianeti con l'obiettivo di risolvere i puzzle ambientali e continuare il suo cammino. Sembra semplice e in effetti lo è. Il gioco si racconta completamente per immagini, il tutto è privo di testo scritto, anche nei menu. Ciò conferisce sicuramente un fascino particolare a questo produzione che riesce a catturare i fan senza costringerli a leggere alcuna riga di testo. La sfida principale del gioco è infatti quella di interagire con ambienti alieni in modi fantasiosi. E' del resto lo stile artistico unico degli Amanita riesce a rendere il mondo di Samorost 3 allo stesso qualcosa di unico e meraviglioso.


Anche se gran parte dello stile artistico si sviluppa attorno ad oggetti che sono tipicamente associati a elementi in grado di suscitare il sorriso, come animali strani, insetti giganti e funghi dalle forme strane e bizzarre, tutto viene avvicinato in punta di piedi con stupore, curiosità e meraviglia che è lo spirito che di solito dovrebbe porci di fronte alla bellezza della natura. Da questo punto di vista Samorost 3 è una fiaba unita a un videogioco. Non vi è alcuna bruttura nei mondi di Samorost, c'è solo la vita, ed è un mondo vivo e ricco di sorprese. Allo stesso modo, la natura è raffigurata come qualcosa legato intrinsecamente alla musica. Tutti gli oggetti nell'ambiente fanno rumore, e anche i suoni più cacofonici sono trattati con un tocco artistico che ne fanno qualcosa sempre orecchiabile. Uno dei meccanismi principali del gioco è la possibilità di restare ad ascoltare semplicemente a stretto contatto con il mondo intorno al personaggio. Usando la sua tromba per assorbire i suoni della natura, il nostro ometto è in grado di riprodurre la musica del mondo che lo circonda, per innescare l'apertura di segreti e risolvere i puzzle. I pianeti e le lune visitati durante il gioco sono incredibilmente vari. Alcuni raffigurano una natura lussureggiante, mentre altri rappresentano spazi oscuri ma vibranti una certa emozione. Ogni pianeta ha una storia da raccontare, e un messaggio unico da consegnare al nostro simpatico viaggiatore. Il territorio e la fauna incontrati è bizzarro, ma abbastanza familiare per evocare una certa qualità onirica. Tutto sembra richiamare la spensieratezza dell'infanzia.


Meccanicamente, il gioco è semplice. Puntando e cliccando permetterete al personaggio di muovervi e interagire con il mondo. Un elemento occasionale dall'inventario può essere necessario, ma la maggior parte degli enigmi possono essere risolto con semplici click, anche se i puzzle richiedono un'attenta osservazione degli ambienti di gioco visivamente densi di particolari. Alcune sfide, come ad esempio, quelle che richiedono di innescare elementi musicali in ordine, possono essere risolti tramite tentativi ed errori e sarà, eventualmente, messa alla prova la pazienza dei giocatori con scarsa memoria a breve termine. Ho faticato attraverso di loro, ma ho scoperto che era più fastidioso dover coordinare elementi tra schermi multipli. Sfortunatamente, questi schermi non sono sempre uno vicino all'altro. Dover camminare attraverso due o tre schermi, alcuni  richiedono per risolvere i puzzle trasversali di passare attraverso ognuno di essi ogni volta, ha cominciato a pesarmi quando i miei sforzi per attuare una soluzione si sono dimostrati infruttuosi. Tali frustrazioni, cui si aggiunge la velocità di movimento piuttosto lenta, alcuni complicati percorsi a piedi tra le schermate, e la mancanza di tasti di scelta tra località diverse, hanno messo a dura prova la mia pazienza, fino a quando mi sono ricordato che l'esperienza ricreata dagli Amanita Design è differente rispetto agli altri giochi.


Per coloro che hanno problemi con i puzzle, il gioco ha una funzione di suggerimento utile e funzionale. Nascosto nel menu è un tomo, e dentro sono disegni che sembrano documenti di progettazione che danno risposte vaghe per ogni puzzle. Le immagini sono appena abbozzate e ciò richiede un qualche sforzo mentale da parte del giocatore. Ma in fin dei conti questi suggerimenti danno una spinta soddisfacente per chi ha bisogno di un piccolo aiutino di tanto in tanto. Quando tutto è stato detto e fatto, ho completato il gioco in circa quattro ore, in modo che il gioco non è immensamente lungo e ogni enigma risulta superabile in poco tempo. Anche se non è un'avventura sterminata, è una bella esperienza intrigante e divertente. Ho passato molto tempo, infatti, semplicemente seduto a guardare la meraviglia del mondo di gioco circostante ed ascoltare la musica e gli effetti sonori prodotti. Samorost 3 alla fine è come un fiaba, un libro illustrato che vi catturerà per raccontare la sua storia e diffondere la sua esperienza. Alla fine vi ritroverete divertiti e sorpresi come un bambino di fronte al suo primo giocattolo.


Conclusione
In definitiva, il lavoro degli Amanita è ancora una volta un prodotto che va oltre il semplice videogioco. E' una fiaba ludica per adulti che trasmette un meraviglioso senso di avventura e di esplorazione. Samorost 3 è un ottimo gioco di avventura punta e clicca per chi cerca un'esperienza nuova e originale a tratti onirica. Finemente lavorato con una squisita attenzione per i dettagli, è un piacere per i giocatori che apprezzano il lato estetico e lo stile artistico ispirato. Amanita è un gioco forse non per tutti, ma chi si avvicinerà ad esso in punta di piedi saprà amarlo e goderlo. E' bello riscoprirsi bambini e i ragazzi di Brno hanno fatto ancora una volta centro. Il nostro voto è otto e mezzo su dieci.
8,5/10